Emanuela Orlandi avrebbe compiuto 50 anni, la lettera della madre

Nel giorno del compleanno, la madre scrive una lettera alla figlia: "Non smetterò mai di cercarti, auguri Lellè". Il dolore e la speranza di una famiglia che non si è mai arresa

Il manifesto apparso sui muri di Roma nei giorni della scomparsa

Il manifesto apparso sui muri di Roma nei giorni della scomparsa

Francesco Troncarelli 14 gennaio 2018

Emanuela Orlandi sparì il 22 giugno del 1983, aveva quindici anni, era cittadina Vaticana. Da allora ad oggi non si sa ufficialmente che fine abbia fatto e il suo resta uno dei misteri d’Italia più oscuri e che ha destato grande interesse nell’opinione pubblica per i risvolti legati alla sua vicenda. Inchieste giudiziarie, reportage giornalistici, pubblicazioni e libri, addirittura un film, “La verità sta in cielo” girato da Roberto Faenza, si sono occupati a più riprese della sparizione di questa ragazza, fornendo ricostruzioni più o meno credibili e sicuramente interessanti, che hanno svelato retroscena e intrighi impensabili dando anche voce a personaggi protagonisti della cronaca nera con la “loro” verità.


L’attentatore del Papa Alì Agca, i Lupi grigi, le telefonate dell’Amerikano, lo Ior, il Banco Ambrosiano, il Sismi, la banda della Magliana, l’arcivescovo Paul Marcinkus, la tomba nella Basilica di Sant’Apollinare del “Dandy” Renatino De Pedis, tanti i nomi e le situazioni legate a quello che sicuramente è stato un rapimento che ha sconvolto una famiglia e ha mobilitato uomini, energie e mezzi nelle ricerche, invano. Una mobilitazione finalizzata a capire cosa successe quel maledetto giorno di trentaquattro anni fa a Roma, a due passi dal Senato, con la speranza di riportare a casa la ragazzina figlia di Ercole Orlandi commesso della Prefettura pontificia o di “ritrovarla” comunque.


Lo scorso novembre i familiari assistiti dalle avvocatesse Anna Maria Bernardini De Pace e Laura Sgrò, hanno presentato una denuncia di scomparsa alla Gendarmeria vaticana e chiesto di conoscere tutti i documenti sulla vicenda tuttora custoditi presso la Santa Sede. Un esposto a cui era direttamente legata la richiesta di notizie «su una “trattativa”, avvenuta anche sul territorio dello Stato della Città del Vaticano, tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012, tra alcuni esponenti della Segreteria di Stato e il magistrato della Procura di Roma Giancarlo Capaldo, al tempo titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela».


Questo passo ufficiale però non ha prodotto risultati, perciò la mamma di Manuela, Maria Pezzano Orlandi, ha deciso di far sentire nuovamente la sua voce, sollecitando ancora una volta il Vaticano, soprattutto Papa Francesco, perché come dice, non vuole morire senza sapere dove sia la figlia.


Ha scritto quindi una lettera nel giorno in cui Emanuela Orlandi, avrebbe festeggiato 50 anni. Una lettera piena d’amore che emoziona e che si legge tutta d’un fiato, parole struggenti che ti entrano dentro, momenti di vita vissuta che vanno al di là del ricordo privato per diventare drammaticamente pubblici. Una lettera scritta col cuore che solo una madre avrebbe potuto scrivere e che ci si augura e si spera produca degli effetti.


“Figlia mia, oggi compi cinquant’anni. Dovrei immaginarti con i capelli striati di bianco e qualche ruga in viso, ma non ci riesco. Ti rivedo sempre ragazzina, che mi corri incontro per darmi un abbraccio e un bacio dicendomi «ti voglio bene». Lo aspetto ancora il tuo abbraccio, così come aspetto sempre da un momento all’altro di sentire le prime note del «Notturno» di Chopin che suonavi così tanto bene e che mille volte hai provato a insegnare a Pietro senza troppo successo. Lui non è riuscito ad andare avanti nell’apprenderlo così come noi non siamo riusciti ad andare avanti nelle nostre vite da quando t’hanno strappata via da noi.


Ricordo ancora quando nel 1993 tuo padre, Pietro e io, dopo una segnalazione, partimmo per il Lussemburgo con il cuore in gola, certi di venirti a prendere in un monastero di clausura. Quando vidi quella ragazza, che per nulla ti assomigliava, fu per me come se ti avessero rapito una seconda volta: in un solo attimo sono passata dalla gioia più grande al dolore più profondo. Ti avevano strappato a me di nuovo dopo avermi nutrito della speranza di ritrovarti. Volli lo stesso incontrare quella ragazza, tramortita dal mio abbraccio disperato, che nulla sapeva di te e della nostra angoscia senza fine.


Ti abbiamo cercato per tutti questi anni e continueremo a cercarti. Non smetteremo mai. Non ci arrenderemo mai. Finché avremo forza, finché avremo fiato, finché avremo vita, tu sarai sempre il nostro primo pensiero. La mia speranza, mai sopita, è che chi sa cosa ti ha portato via dalla tua casa possa avere un rigurgito di coscienza e indicarci come ritrovarti. Auguri Lellè, buon compleanno figlia mia”.

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