Sandrocchia, 85 anni da Milo

L'attrice compie gli anni e oggi riceve il Nastro d'argento. Da musa di Fellini a protagonista del gossip. Quella telefonata in diretta tv che è diventata un tormentone

Sandra Milo

Sandra Milo

Francesco Troncarelli 8 marzo 2018

La sua vita è stata un film, tra successi, amori, sconfitte, incontri, processi, luci e scandali. E’ stata la donna che visse non due, ma tre, quattro volte, reinventandosi da attrice a imputata, da musa a madre di famiglia, da amante a scrittrice. Un personaggio che ha recitato se stesso e che tutti credono di conoscere, ma che in pochi hanno capito davvero, questo è stato ed è Sandra Milo, partita come Salvatrice Elena Greco da Tunisi dove è nata da famiglia siciliana nel ’33 e che da lì non si è più fermata, arrivando oggi a ricevere un Nastro d‘argento speciale quale interprete di un docufilm di Giorgia Wurth che la racconta.


La sua figura negli anni ‘60 è stata fra le più popolari ed ha catalizzato l’attenzione del pubblico, in particolar modo quello maschile, grazie alla sua sensualità marcata e a quel suo porsi da oca giuliva con tanto di vocina d’ordinanza, che col tempo si è scoperto non essere falso, ma una caratteristica del suo essere donna, con i suoi sogni e le sue malinconie, con i suoi silenzi e le sue scelte, sempre dettate dal cuore senza pensarci due volte, accettandone e subendone le conseguenze.


Era Salvatrice, secondo una tradizione familiare che imponeva il nome del Salvatore ai primogeniti, presto tramutato in Sandra per essere più a la page, e divenne Milo di cognome quando un giornalista di quei settimanali scandalistici dei Cinquanta a corredo di un servizio fotografico che la immortalava ricoperta solo di foglie a Tivoli titolò “La Milo di Tivoli”, chiaro riferimento ovviamente alla celebre Venere, simbolo di bellezza.


I primi passi sono da modella, poi qualche particina al cinema, sino al debutto a fianco di Alberto Sordi ne “Lo scapolo”, da mora e non ancora esageratamente bionda alla Marilyn come poi è rimasta nell’immaginario collettivo resistendo così sino ai giorni nostri. Da quel debutto, una serie di pellicole che piano piano la lanciano e la impongono fra le tante attrici in cerca di gloria del periodo, vuoi per spinte del marito produttore Moris Ergas, vuoi per meriti propri.


Ecco così “Il generale della Rovere” di Rossellini con Vittorio De Sica, “Adua e le compagne” di Pietrangeli,“Fantasmi a Roma” dello stesso regista girato insieme ad Eduardo De Filippo, Gassman e Mastroianni per arrivare al flop di “Vanina Vanini” che valse alla Milo per la recitazione molto criticata dagli addetti ai lavori, il sarcastico soprannome di Canina Canini che le obbligherà a un forzoso stop nel cinema di serie A. L’incontro con Fellini, sarà la svolta della sua carriera.


Il vate riminese che la chiama Sandrocchia e se ne invaghisce (una relazione durata 17 anni, sopportata civilmente dalla moglie del regista Giulietta Masina), le regalerà due ruoli importanti che la faranno conoscere in tutto il mondo e le frutteranno altrettanti Nastri d’argento. I film erano “8 e mezzo” e “Giulietta degli spiriti”.



 


Nei due capolavori di Fellini, la Milo è una femme fatale ironica e disinibita, che oltre a incarnare l'immaginario erotico del regista, viene spesso messa in contrasto con le mogli, donne dall'aspetto più dimesso e dalla mentalità più borghese una delle quali sarà proprio la Masina. È stata anche diretta, fra i tanti, da Luigi Zampa in 2Frensesia dell’esate”, da Dino Risi in “L’ombrellone” a fianco di Enrico Maria Salerno, ancora una volta da Antonio Pietrangeli in “La visista” , che sicuramente risulterà la sua caratterizzazione più complessa e riuscita.


Un capitolo a parte della sua biografia sempre sotto i riflettori, non si contano i servizi e le copertine dei vari Stop, Novella 2000, Eva Express e via gossippando, la sua burrascosa vita sentimentale. Le nozze (a quindici anni) con il marchese Cesare Rodighiero nel 1948 (durate 21 giorni), la relazione durata undici anni con Ergas (da cui nacque Deborah, apprezzata giornalista televisiva), una successiva unione con il medico Ottavio De Lollis (con la nascita di Ciro e poi di Azzurra), e persino un matrimonio con paparazzo al seguito, con un colonnello dell’esercito cubano.


Storie amorose che misero in secondo piano la sua attività cinematografica e al centro quella di protagonista delle cronache rose, mentre si delineava la sua nuova carriera televisiva, sostenuta secondo le voci dell’epoca, da Bettino Craxi, potente uomo forte della Prima Repubblica e quindi influente sulla Rai e dintorni, con cui ebbe una layson.


Così prima ottiene una rubrica di costume all'interno del programma “Mixer” di Giovanni Minoli e poi, a partire dal 1985 “Piccoli fans”, una trasmissione pomeridiana per bambini (antesignana di programmi come “Ti lascio una canzone” e “Io canto” della Cerici) che condusse per quattro anni, lasciando un segno nella storia della televisione per la sua conduzione ingenua e a tratti fanciullesca con la sua celebre voce, che la fece tornare popolarissima presso il pubblico tanto da eclissare addirittura la stagione di successi cinematografici dei Sessanta.


Sandra Milo è entrata nella storia della televisione italiana anche per un brutto “scherzo” messo in pratica ai suoi danni nel 1990, durante la trasmissione pomeridiana “L'amore è una cosa meravigliosa”. Una telefonata anonima in diretta informava Sandra che suo figlio Ciro era ricoverato in ospedale in gravi condizioni in seguito ad un incidente stradale. La Milo non riesce a trattenere le lacrime e scappa dallo studio urlando 'Ciro, Ciro'.


La notizia dell'incidente è falsa, ma le urla di lei sconvolta e in lacrime verranno poi riprese molte volte da trasmissioni come Blob e Striscia la notizia, diventando un ironico tormentone e faranno nascere anche un programma su Italia 1 “Ciro, il figlio di Target”.


Passata la tv, qualche altro film, intervallato da spiacevoli incidenti di percorso sul quotidiano che la porteranno nelle aule di tribunale col compagno del momento Pino Lopresti e tanto teatro con Maurizio Micheli, Gino Landi e Caterina Costantini e anche una partecipazione a “L’isola dei famosi”, per la serie insomma “tutto fa Broadway”, arrivando ai giorni nostri che la vedono nei cinema con il film corale di Muccino “A casa tutti bene” e in tourneè teatrale con lo spettacolo “100mq con papà” di Siddartha Prestinari, momenti artistici di grande qualità.


Ed eccola qua Sandrocchia, 85 primavere sulle spalle, che festeggerà domenica, portate con tanta gioia di vivere e qualche ritocco di troppo, nata in tempo per vivere e frequentare il Cinema, quando era qualcosa di speciale e che faceva sognare.


Un Cinema che era il più bello del mondo e dava lezioni a tutti. Modello e icona degli Anni Cinquanta e Sessanta, bionda scintillante e donna divertente per il suo modo di porsi in un mondo dove tutti se la tirano e forse anche per quella sua voce così particolare.


Una donna che ha vissuto intensamente la sua esistenza, senza mai rinnegarla suscitando sempre tanto interesse e curiosità. La stessa che lei ha ancora oggi per la vita.

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