Alain Delon in tv, un mito con le rughe

"L'uomo più bello del mondo" a 82 anni non frequenta più nessuno e vive coi cani. Ospite da Fazio è apparso prigioniero di se stesso e del divo che fu

Alain Delon oggi

Alain Delon oggi

Francesco Troncarelli 26 marzo 2018

C'era una volta il leone della foresta, bello, fiero, pronto a colpire le prede senza risparmiarsi. C’era una volta, ora non più, la criniera si è incanutita, i muscoli non sono più scattanti, il suo ruggito è diventato un lamento e nuovi animali di palcoscenico sono diventati i padroni della scena.
L’Alain Delon che coi suoi 82 anni suonati è apparso in televisione è per forza di cose un altro. Il tempo ha lentamente indebolito un fisico plastico da dio greco e quella sfrontatezza che ne faceva un supereroe del Cinema, si è persa strada facendo dopo tante vicissitudini e storie da copertina.
A fiaccare ulteriormente la sua condizione e soprattutto immagine di grande vecchio della settima arte, la voce stridula e quasi in falsetto dell’interprete che rilanciava le sue parole profondamente datate come le pellicce che reclamizzava una volta.
Delon visto l'atra sera da Fazio a “Che tempo che fa” si è rivelato prigioniero di se stesso, del suo mito di tombeur de femmes, di amante latino incallito che non faceva sconti a nessuna.
In venti minuti di intervista che è servita a poco e a niente e che ha solo intaccato il suo mito, ha parlato sempre di donne: che lo cercavano, che lo molestavano, che lo volevano e per le quali, essendo gran parte del suo pubblico, ha lavorato. E che grazie all’adorazione nei suoi confronti, l’hanno fatto diventare Alain Delon, al di là dei meriti che la critica gli aveva riconosciuto.
Un’ossessione che lo tormenta al pari di quella meno palese ma più intima della mancanza delle compagne con cui ha condiviso parte del cammino della sua dolce vita da “uomo più bello del mondo”, Mireille Darc e Romy Scneider, due attrici immense, belle come il sole, che avevano dentro un grande fuoco di vitalità, dolcezza, femminilità e classe che le rendeva uniche.
Come lui, il cupo e timoroso Rocco, il principe Tancredi del Gattopardo, il killer Jeff con la faccia d’angelo, il gangster del clan dei siciliani, il marsigliese Roch Siffredi (un nome, un destino…) col Borsalino in testa, il professore di liceo della prima notte di quiete, il donnaiolo con l’orso di peluche che lo perseguita, l’imprendibile Zorro, il Giulio Cesare di Asterix.
Ma Alain Delon a 82 anni è un uomo solo che vive coi suoi fantasmi, convive con la depressione e si è perso in un mondo che non è più suo e dove gli è rimasta solo l’amicizia con Brigitte Bardot e quella con i fedeli cani. Lo vedi e provi nostalgia per l’attore che hai seguito con interesse e che ritrovi improvvisamente invecchiato e con la testa rivolta al passato.
Le borse sotto i suoi celebri occhi di ghiaccio lo rendono finalmente più umano come le macchie sulla pelle e le rughe che gli solcano la fronte. E’ in forma sì, cammina con incedere elegante e ostenta  fierezza, ma non c’è dubbio che è difficile essere Alain Delon a questa età, con le certezze che ti hanno accompagnato da sempre che si sono sgretolate e lo specchio che ti beffeggia ogni volta che ti guardi.
Alain Delon però in televisione è un evento. Anche a 82 anni e passa. Lo hanno seguito quasi quattro milioni. Un mito del resto è per sempre, pure se ha i capelli bianchi e la barbetta rada da intellettuale che gli cambiano i connotati. Lo studio lo ha ascoltato e soprattutto osservato in religioso silenzio, il pubblico da casa l’ha scrutato dal divano e ripensando alla sua storia, ha fatto un bilancio di quella che è stata la propria esistenza, i millenians sui social ne hanno esaltano l’avvenenza nonostante tutto (“uno gnocco”), non potendo twittare sul suo cinema e i suoi pigmalioni Luchino Visconti o Renè Clement per mancanza di conoscenza. 
Ma la reazione alla sua apparizione è soprattutto un’altra. A cosa è servito vederlo così? A chi ha giovato, oltre che a lui per gli euro che ha portato a casa, ascoltare il nulla su una carriera di cui invece si poteva chiedere tanto?    
La fine della comparsata televisiva con Delon alle prese coi cappelli che ha indossato nei vari film,  parentesi più da guitto che da divo che fu, è stata l’epilogo di un mesto viale del tramonto che fa tenerezza e che potevano risparmiarci. C’era una volta il re della foresta. 

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