Gabriella Ferri la voce di Roma, una via per ricordarla

Nell'anniversario della scomparsa un libro e una mostra fotografica ricordano la grande artista. I suoi successi sono intramontabili. La raccolta di firme on line per intitolarle una strada a Roma

Gabriella Ferri

Gabriella Ferri

Francesco Troncarelli 5 aprile 2018

                                                                               Ognuno ha tanta storia


                                                                               tante facce nella memoria


                                                                               tanto di tutto tanto di niente


                                                                               le parole di tanta gente


                                                                               tanto buio, tanto colore,


                                                                               tanta noia, tanto amore,


                                                                               tante sciocchezze, tante passioni,


                                                                               tanto silenzio, tante canzoni


Una voce che ti entrava dentro, che ti scuoteva, una voce struggente e ammaliante che raccontava meglio di ogni altra la vita, l’amore, le gioie e i dolori. Gabriella Ferri era la voce di Roma e delle sue bellezze, la voce del popolo e di chi amava le atmosfere perdute di una città sparita ma viva nel ricordo di chi l’aveva vissuta e voleva ritrovarla grazie a lei.


Era un’artista di grande talento e un’interprete intensa e carismatica Gabriella Ferri che in questi giorni nell’anniversario della sua tragica scomparsa avvenuta il 3 aprile del 2004, viene ricordata grazie ad alcun iniziative organizzate da Alessandro Lisci, a un libro scritto da Pino Strabioli ed a una mostra fotografica di Roberta Hidalgo (oggi al Teatro Testaccio, via Romolo Gessi), un giusto tributo a una protagonista dello spettacolo tanto amata e rimpianta dal pubblico.


Testaccina di nascita, era nata a piazza Santa Maria Liberatrice, ragazza socievole e di una simpatia travolgente e tifosa della Lazio, aveva preso dal padre venditore ambulante amante degli stornelli, la passione per la canzone romana.


Dopo aver fatto l‘operaia e la commessa col sogno segreto di fare l’indossatrice come tante ragazze di quei favolosi Sessanta, ebbe la fortuna di incontrare una coetanea amante della musica come lei, un’amicizia che segnò il suo destino. Era Luisa De Santis, figlia del regista Giuseppe celebre per film come  “Riso amaro” e “Italiani brava gente”, con cui legò immediatamente dando vita a un duo dotato di tanta grinta, bellezza e voglia di sfondare, si facevano chiamare  “Le romanine”.


E il successo arrivò subito, paradossalmente a Milano dove si erano trasferite in cerca di fortuna e ingaggi, qui il loro progetto di riscoprire il folk romano trovò nei giri mondani e modaioli molti estimatori, tra cui Camilla Cederna non ancora giornalista d’inchiesta ma solo di costume che le ospitò a casa sua e soprattutto il manager discografico Walter Guerier che dopo averle ascoltate all’Intras’Club, le scritturò per la etichetta Jolly, la stessa in quegli anni di Celentano, Fausto Leali, Tony Dallara e Peppino Gagliardi. Nacquero così “Luisa e Gabriella”, pronte per il grande salto nella musica che conta.


La loro versione della “Società dei magnaccioni”, canzone popolare che veniva cantata per lo più nelle osterie della Città Eterna dagli avventori, proposta nel programma televisivo “La Fiera dei sogni” presentato da Mike Bongiorno, fu il trampolino per farle diventare due personaggi pubblici, con tanto di un milione e mezzo di copie vendute del 45 giri e copertine sui settimanali.


Da quella prima volta seguirono altri dischi sulla scia di un folk che con i vari Otello Profazio e Lino Toffolo tornava in auge e che con loro respirava un’aria di gioventù e freschezza che durò fino allo scioglimento del sodalizio (ma non dell’amicizia) per ritrosia della De Santis ad apparire in pubblico e che continuò con la meravigliosa avventura come solista di Gabriella.


E venne il “Bagalino” con Montesano, e venne Sanremo con Stevie Wonder con la meravigliosa “Se tu ragazzo mio” scritta insieme al padre (immaginate che soddisfazione per quell’ambulante romano, ballerino della domenica al Dancing Zanussi e perciò conosciuto come “er mejo tacco de San  Giovanni”) e al suo manager Piero Pintucci della RCA che l’aveva accolta a braccia aperte per la bravura e le sue enormi potenzialità come interprete.  


Vennero i grandi show del sabato sera firmati da Pingitore per la regia di Antonello Falqui, “Dove sta Zazà”, “Mazzabubù”, le nozze con Seva Borzak, i trionfi in Venezuela e nell’America Latina, l’apprezzamento della critica e quello del grande pubblico, che in lei vedeva un’artista completa capace di regalare emozioni sia che cantasse in romanesco “Barcarolo romano”, “La povera Cecilia”, “Il valzer della toppa” (ma anche napoletano come con le splendide rivisitazioni di “Ciccio Formaggio” e Zazà” di Nino Taranto) o in italiano con brani indimenticabili come “Ti regalo gli occhi miei”, “Grazie alla vita” e “Sempre”.


Venne Gabriella Ferri, l’Anna Magnani della canzone, “una voce, una faccia, un clown” come l’aveva definita Federico Fellini, un’artista unica, vera e fragile, libera e tormentata, che nonostante il successo e la fama internazionale era ancora alla ricerca di se stessa, una donna che preferiva un buon bicchiere di vino ai riflettori, che prediligeva  la serenità del buon retiro di Corchiano, alla mondanità inutile ed eccessiva della Roma che conta.


Un personaggio dello spettacolo anomalo per quanto fosse completo e al tempo stesso semplice, di cui nonostante siano passati svariati anni dalla scomparsa, si sente terribilmente la mancanza, perché è come se mancasse un pezzo di Roma. Ecco perché è degna di nota e di sostegno l’idea di intitolarle una strada nella città che ha tanto amato e contribuito a farla amare, con tanto di petizione on line portata avanti dalla giornalista Ester Palma, dall’amico e collega Pippo Franco, da Ferruccio Nocente che in suo onore ha allestito a Corchiano un museo e dal promotore di tutto questo risveglio di attenzione nei suoi confronti Alessandro Lisci.


Perché Roma non deve dimenticare Gabriella Ferri che ha sempre ricordato Roma. E perché chi canta Roma, canta Gabriella Ferri, la voce di Roma.


 


 


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