Lazio, harakiri col Genoa. Le Pagelliadi

La Lazio ha perso contro un Genoa barricadero pronto a colpire in contropiede. Male Luis Alberto ed Anderson, si salvano Parolo e Radu con Immobile ancora a secco

Immobile è rimasto all'asciutto

Immobile è rimasto all'asciutto

Francesco Troncarelli 6 febbraio 2018

6 e mezzo a dillo a Parolo tuo – Il sogno della Lazio di allungare sull’Inter si è infranto sulle barricate alzate da Ballardini all’Olimpico e la sconfitta, puntuale come una cambiale all’incasso, purtroppo è arrivata. Ma ci sta tutta, perché i biancocelesti sono apparsi prevedibili, lenti e soprattutto stanchi. Insomma quella contro il Genoa era una Lazio diversa rispetto a quella brillante che sino ad ora ha incantato tutti, regalando gioco, gol ed emozioni. Tutte cose che sono mancate clamorosamente. A salvarsi dal harakiri quasi annunciato sono stati in pochi, tra questi lo stacanovista del centrocampo che ha siglato il gol del momentaneo pareggio che ha illuso la gente laziale. Veramente un’illusione.


6 + a Innamoradu - Nella serata più brutta disputata dalla squadra, il più romano dei romeni ha festeggiato le 300 maglie con l’Aquila sul petto. Per l’impegno che ha sempre profuso in dieci anni di militanza, il nostro fedelissimo avrebbe meritato un risultato migliore, ma non si può avere tutto dalla vita. Guardate


6 ar Caciaras - Debutto fra le mura amiche per il Raz Degan uruguagio. Buoni recuperi, l’assist per Parolo e la frescaccia sul gol poi annullato. Si può dare di più, come cantavano Tozzi, Morandi e Ruggeri e lui può, Come Totò.


6- all’Olandese volante - Sì, d’accordo, se se ne va ( e se ne andrà) le cose andranno male là dietro, ma è anche vero che spesso e volentieri va in bambola pure lui, come un Enrico Papi qualsiasi. Voleva festeggiare alla grande i 26 anni, ma la torta se la so’ magnata “Core ‘n grato” Pandev e compagni di merende. A lui j’è rimasta la candela in mano.


5 e mezzo a Lucas 2 (quello vero) - A un certo punto molti hanno avuto un incubo: vedendolo impacciato col pallone, passare la palla indietro sembrava di rivedere Lucas 1 (quello che piagne). Una scena da film horror. Lo stesso Dario Argento s’è sturbato non reggendo all’impressione ricevuta. Speriamo che la Leiva del gioco torni subito fra i suoi piedi.


5 a Sylva Strakoshina - Tre tiri, tre gol, uno però annullato perché aggiustato con la mano. Una media da Muslera prima maniera o da Carrizo abituale. N’apocalisse insomma è come se il portiere di casa venisse infinocchiato dai finti letturisti dell’Enel e dai Testimoni di Bagnocavallo insieme mentre sta in guardiola. Della serie, proviamo col citofono, hai visto mai. 


5 a Lupo Alberto – E’ come Sansone coi capelli, da quando si è tolto il ciuffo biondo ha perso le forze. O forse non era lui, ma il fratello che giocava l’anno scorso. Ai posteri l’ardua sentenza.


5 a Tiberio Murgia (Ferribotte dei Soliti ignoti) - Piccole aquile crescono. Ma a volte vonno restà bambini, come Gabriele Cirilli.


5 a c’ pienz tu Cirù? - Alessandro Manzoni aveva previsto tutto in tempi non sospetti: ei fu, siccome Immobile. Di nome e di fatto.


5- a Marussic? No dormo in piedi - Il ritorno del sonnambulo. E’ partito in quarta ma è arrivato in folle. Come Giobbe Covatta a “Che tempo che fa” che non ha fatto ridere nessuno.


5- a Lukakau Meravigliao - C’era una volta. Come Fred Bongusto.


5 - - a Nani Moretti - S’annamo a divertì? Come no, magari un’altra volta, ‘sto giro se semo solo avvelenati vedendolo andare a 33 giri mentre loro andavano a tempo di rock. Dall’oroscopo di Branko la Luna consiglia: cambiare musica.


4 e mezzo a Patric del Grande Fratello - Tanto fumo e poco arrosto. Quello che ha servito su un piatto d’argento al lassativo rossoblu che segnando il gol della vittoria l’ha purgato subito.


4 a chiedimi se sono Felipe - Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così e quei capelli alla Pasquale Ametrano di “Bianco, Rosso e Verdone”, il bandolero stanco è entrato in corsa e si è messo subito a sedere. Sbracato su un puff come il Fracchia di Paolo Villaggio, assente come un autista dell’Atac in sciopero il venerdì e con la testa al selfie da pubblicare su Instagram per essere a la page, ha confermato ancora una volta le sue enorme potenzialità di perfetto “Turista per caso”, ruolo cui ambisce da sempre e che lo eleva a grande protagonista del nulla applicato al calcio con contorno di saudade e Caipirinha. Grandissimo.  


 


Appunti di gioco


di Roberto Taglieri


Lunedi, 5 febbraio 2018
E’ una sconfitta meritata quella della Lazio col Genova nel posticipo del lunedì all’Olimpico. Succede tutto nel secondo tempo: gli ospiti vanno in vantaggio con l’ex Pandev, è di Parolo il momentaneo ed immediato pari ma a tempo scaduto ci pensa Laxalt a stendere i biancazzurri per l’1-2 finale. La Lazio è reduce dalla sconfitta in Campionato e poi dal pari a reti bianche in Coppa Italia contro il Milan; Inzaghi perde per squalifica Milinkovic e Lulic, il mister biancazzurro opta per Murgia e Lukaku per sostituirli. In difesa è confermato Caceres mentre davanti Luis Alberto torna titolare per dare una mano ad Immobile, ristabilitosi completamente dall’infortunio. Veloso, Izzo e Taarabt nel Genoa sono out: Rigoni va in campo al suo posto dal primo minuto; Ballardini infine vede Rossettini al posto di Spolli, fermato dal giudice sportivo. Non paiono molto attivi i biancocelesti nella prima parte della gara: da notare solo al 10’ una bella azione di Lukaku e cross per Parolo che spara out di testa. Intraprendente invece il Genoa, che prova a fare la sua partita ma è incisivo solo al 26’ con una svirgolata di Hiljemark. La Lazio fatica ad alzare il baricentro; ci prova da lontano con Luis Alberto al 38’ e poi al 41’ ma senza effetto. Nella ripresa appena iniziata il blocco in area di Pereira su Luis Alberto fa gridare al rigore. Fa gridare al gol invece la botta di Leiva, che al 53’ dà l’illusione della rete. Ma un minuto dopo in ripartenza il Genoa si porta davvero in vantaggio: dopo un paio di svirgolate difensive la palla arriva a Pandev che solo ed indisturbato appoggia in porta il più facile dei gol. La Lazio ora spinge forte e raggiunge il pari subito: il traversone di Caceres trova Parolo lesto alla deviazione di sinistro, che mette fuori causa Perin e ristabilisce gli equilibri della gara. La partita sale di tono, esce Rigoni per Medeiros, poi Nani e Anderson rilevano Marusic e Murgia ma l’attacco laziale invece di arricchirsi diventa più lezioso e regolarmente si infrange sulle barriere erette da Ballardini a guardia di questo prezioso pareggio. Il bel tiro al volo di Luis Alberto dopo il campanile di Lukaku finisce tra le braccia del portiere al 78’, poi un erroraccio di Caceres innesca Laxalt; l’uruguajo va a segno ma si aggiusta il pallone con un braccio e dopo il controllo Var Maresca annulla. Gli ultimi minuti sono una sequela di errori e di passaggi sbagliati dei biancazzurri, sempre più arruffoni in avanti e troppo cedevoli a centrocampo. Invece il Genoa, la cui barricata funziona alla perfezione, ci crede eccome e si porta in vantaggio a tempo abbondantemente scaduto; il nuovo entrato Patric si perde Laxalt, che salta più alto ed inzucca in porta la rete della vittoria del Grifone. Quinta sconfitta laziale, seconda consecutiva e brutta battuta d’arresto degli uomini di Inzaghi, che evidentemente stanno attraversando un momento di crisi atletica ma anche di gioco. Nulla è perduto, come dice anche Immobile nel post partita, ma col morale sotto i tacchi ora i biancazzurri ora dovranno preparare al meglio il big match di sabato prossimo contro la prima della classe.


 


LAZIO GENOA  1–2     54’Pandev 59’ Parolo  91’ Laxalt


LAZIO: Strakosha, Caceres, De Vrij, Radu, Marusic (69’ Anderson), Leiva, Parolo, Murgia (69’ Nani) Lukaku (82’ Patric) Luis Alberto, Immobile.  All: Inzaghi
GENOA: Perin, Biraschi, Rossettini, Zukanovic, Pereira (82’ Lazovic), Bertolacci, Hiljemark, Rigoni (64’ Medeiros), Laxalt, Galabinov, Pandev (86’ Bessa)   All: Ballardini


Arbitro Maresca


 


 

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