Lazio, che peccato. Le Pagelliadi

Solo un pari col Bologna per la Lazio. La squadra è apparsa poco lucida e stanca, la trasferta di Kiev si è fatta sentire. Negato l'ennesimo rigore, ottimo ancora una volta Leiva

Il destro di Leiva che gonfierà la rete

Il destro di Leiva che gonfierà la rete

Francesco Troncarelli 19 marzo 2018

8+ a Lucas 2.0 (quello che ride) - Sembrava un segno del destino che la Lazio avesse pareggiato proprio nel momento in cui i tifosi entravano nella Nord dopo aver terminato la protesta contro i torti arbitrali subiti. E invece i sogni di sbolognare i rossoblu si sono infranti sulle barricate alzate da Donadoni, sul solito rigore grosso come una casa non concesso (e naturalmente non visto né segnalato dall’addetto al Var) e su una manovra troppo evanescente e poco utile per forare il bunker tirato su dagli avversari. La trasferta di Kiev si è sentita troppo per tutti, ma non per il centrocampista brasiliano confermatosi un grande giocatore e un sette polmoni di talento. Ma come è noto, una rondine non fa primavera, e qui ritorna il grande freddo di Burian. Meno male che la sosta c’è.


6 e mezzo a Lupo Alberto – Il ciuffo biondo che fa impazzire il mondo è tornato. Movimenti alla Bolle e pennellate alla Raffaello. Non è riuscito però a tirare il coniglio dal cilindro. Chiedere consiglio a Silvan, un bel Sim Salabin ci sta sempre bene.    


6 e mezzo a dillo a Parolo tuo - Lo stakanovista biancoceleste si è fatto in quattro, ma non è bastato perché molti suoi compagni di merendine stavano a uno e perciò lui se l’è cantata e suonata da solo. Come Vittorio Sgarbi che si crede di aver vinto le l’elezioni e invece non l’ha votato neanche la sorella.


6+ a chiedimi se sono Felipe – Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così e quei capelli alla Pasqualae Ametrano di “Bianco, rosso e Verdone” che ormai non su ponno più vedè, il bandolero stanco ha cercato in tutti i modi di trovare un pertugio per mettere il sigillo che tutti da tempo attendono, ma ha trovato invece un fallaccio che lo ha steso e che è passato in cavalleria, intristendolo così ancora di più di quello che è di suo. Poi dice che uno si rimette a fare i selfie e il “turista per caso”.


6 all’Olandese volante - Di dietro ha ballato pure lui. Come Amedeo Minghi dalla Carlucci. A pezzi e bocconi.


6 a Sergio Ramos (gli piacerebbe) – In occasione del gol lampo bolognese, s’è fatto uccellare come un giocatore della serie D brasiliana. Una cosa incredibile. Poi strada facendo, si è piano piano ripreso. Dalla regia ci segnalano che non c’è nulla di strano, perché prima di approdare nel Bel paese pallonaro giocava nella serie D verde oro. Tipo il Tivoli Terme da noi insomma. Allora tropo ha fatto.


6- a c’ pienz tu Cirù? (cit. Gomorra) – Che ti succede bomber? Hai le polveri bagnate. Possibile che ti dice sempre male? Dai, un bel cornetto di corallo e ricominciamo. Della serie non è vero ma ci credo, come diceva il grande Peppino De Filippo.


6- a Lukakau Meravigliao – Tanto fumo e poco arrosto. Avete presente Fabio Volo da Fazio?


6- a Bastos – Era l’asso di bastoni. E’ diventato il due di picche.


5 a Marussic? No dormo in piedi – Il ritorno del Sonnambulo. Oh, s’è fatto ‘na dormita che in confronto Gigi Marzullo è un eccitante. Dall’oroscopo di Branko la Luna consiglia, flebo di peperoncino e intramuscolo di caffè corretto. Hai visto mai.


5 a Sylva Strakoshina – Non si fa così, stava ancora mettendosi d’accordo coi fotografi posizionati dietro la sua porta per il torneo di Burraco, che zacchete l’hanno infilato come un pollo. Parola di Francesco Amadori.


5 – a Nani Moretti – E’ l’oggetto misterioso per antonomasia. Un po’ come Pif che non si capisce che cosa vuole fare da grande. Impalpabile come una canzone di Gigi D’Alessio e inesistente come il programma di Enrico Papi, c‘è ma non si vede e non si vede se c’è. Pirandelliano dal volto umano, personaggio in cerca di autore e al tempo stesso uno, nessuno e centomila. Così è se vi pare.


4 e mezzo a Bravehart Wallace – E’ l’anello debole della squadra. Come Renzi nel Pd. Fa più danni lui che le buche delle strade di Roma alle automobili. Eppure c’è chi sostiene che ha il senso del gioco. Come no, a briscola. Sipario.


 Appunti di gioco


di Roberto Taglieri


 Domenica, 18 marzo 2018


All’Olimpico tra Lazio e Bologna finisce in parità. Nel posticipo della 29 sima giornata di campionato alla rete in apertura di Verdi, risponde sempre nel primo tempo Leiva per l’1-1 finale. Donadoni stasera difende a 3 con Helander, Gonzalez e De Maio, Romagnoli sta al palo; Palacio recupera dall’infortunio e quindi nel 352 Destro resta in panchina. Dopo la bella vittoria di Kiev Anderson scalpita per un posto da titolare ed Inzaghi lo accontenta: ma oggi ci sono anche Nani e Luis Alberto per un inaspettato ma offensivo 352. I sostenitori laziali si danno appuntamento prima della partita a via Allegri per protestare contro i trattamenti arbitrali e la contestazione prosegue anche al fischio di Damato, con la Curva Nord che inizialmente resta vuota. Ma si mette subito in salita per la Lazio; al 3’ Dzemaili dai 20 metri tira forte, Strakosha respinge male, arriva Verdi che sblocca la partita con un tap-in determinante e così gli emiliani si portano subito sopra. La risposta di Parolo finsice di poco a lato al 10’, ma poco dopo quella di Leiva è vincente: il brasiliano riceve da Luis Alberto, aggiusta col sinistro e poi calcia col destro la palla che finisce alle spalle di Mirante ed è 1-1 proprio mentre si riempie la Nord. Al 24’ un rasoterra di Verdi lambisce il palo, stessa sorte una punizione di Luis Alberto al 34’. Nella ripresa entrano Lukaku e Bastos; se ne vanno Nani e Wallace, che avevano disputato un primo tempo insufficiente. Subito Luis Alberto manda fuori un tiro da posizione angolatissima, poi il Bologna si aggiusta e mantiene i biancazzurri a distanza. Al 59’ in ripartenza Donsah impegna Strakosha, che salva la sua porta dall’1-2, poi al 63’ Anderson viene spintonato in area ma tutto prosegue tranquillamente. La Lazio cerca uno spiraglio nella difesa attentissima del Bologna, ma non trova soluzioni davvero pericolose; solo un errore o una giocata di un singolo potrebbe cambiare il corso di questa gara, che sembra destinata a finire in parità. I biancazzurri ce la mettono tutta, Anderson all’80’ spara una bomba alta e poi è sostituito da Caicedo, non c’è null’altro degno di nota ed arriva così l’1-1 finale. La truppa di Inzaghi è encomiabile per impegno ma evidentemente tanto stanca; questo pari lascia l’amaro in bocca ai tifosi laziali che stanno sostenendo una compagine davvero poco lucida; è chiaro che Kiev ha lasciato il segno. Qualche colpa ce l’ha anche il mister che oggi prova a rivoluzionare la squadra salvo poi fare marcia indietro e dover contare sempre sui soliti. La Lazio a quota 54 racimola solo due punti nelle due ultime gare con Cagliari e Bologna: il passo falso di oggi allontana la squadra di Inzaghi dalla Champions e favorisce anche il possibile ritorno del Milan. Per fortuna che arriva la sosta, utile per riordinare le idee e le forze residue per il gran finale, speriamo con una Lazio ancora protagonista.  


 


LAZIO  BOLOGNA   1-1    3’Verdi 16’ Leiva


LAZIO: Strakosha, Ramos, De Vrij, Wallace (46’ Bastos), Marusic, Leiva, Parolo, Luis Alberto, Anderson (82’ Caicedo), Nani (46’ Lukaku), Immobile.  All: Inzaghi


BOLOGNA: Mirante, De Maio (59’ Mbaye), Gonzalez, Helander, Torosidis (76’Romagnoli), Dzemaili, Pulgar, Donsah, Masina (84’ Krejci), Verdi, Palacio.  All: Donadoni


Arbitro Damato


 


    

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