La Lazio ha calato il poker e steso la Samp. Le Pagelliadi

I biancocelesti hanno travolto la Samp giocando un grande calcio. Olimpico in festa per i gol di Milinkovic, De Vrij e la doppietta di Immobile. Classifica immutata a quattro giornate dal termine

Immobile, è il Ciro d'Italia

Immobile, è il Ciro d'Italia

Francesco Troncarelli 22 aprile 2018

9 a il Ciro d’Italia – Una grande Lazio ha steso con merito una Samp agguerrita ma tecnicamente inferiore che non ha avuto scampo sotto gli assalti dei biancocelesti. E’ stato uno spettacolo vedere la squadra inanellare decine e decine di azioni travolgenti ed è stato anche uno spettacolo assistere al tifo di un Olimpico finalmente pieno. Quando si gioca solo al calcio e non contro l’arbitro è tutto più facile e così è stato, l’Aquila ha calato il poker con i suoi assi e la gente laziale è impazzita di gioia. Copertina al bomber de noantri che con la doppietta inflitta al team del Viperetta ha raggiunto quota 29 reti in campionato (41 nella stagione, ed è record!) diventando così il Ciro d’Italia. 


8 al Sergente – Quando si è tuffato alla Cagnotto per colpire quella palla che spioveva verso il basso è sembrato di riascoltare la voce della Bertè con il suo “è un volo a planare”, un gesto atletico che data la sua fisicità imponente, è stato veramente da applausi. Bravo Esorciccio, hai dato un segnale della tua forza e delle tue capacità dopo tanto lavoro sporco nelle ultime partite. Ti vogliamo determinate così fino alla fine.


8 a chiedimi se sono Felipe – Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così e quei capelli alla Pasqualae Ametrano di “Bianco, rosso e Verdone” che ormai è acclarato servono per distrarre gli avversari, il bandolero stanco ha dato un altro saggio delle su qualità. Tanti dribbling, tanti lanci, tante fughe in avanti. Praticamente si è confermato un altro rispetto lo svagato “Turista per caso” tutto shopping e selfie. Come Vincenzo Mollica che senza occhiali pare la Sora Lella. La standing ovation che lo stadio intero gli ha tributato al momento del cambio, una pagina da libro di Cuore con lui finalmente felice come un pupo. Obrigato cabezon.


8 a Lucas 2 (quello che ride) – Monumentale. Lo metteranno al Gianicolo sul cavallo al posto di Garibaldi. E ho detto tutto.


7 e mezzo alla vecchia guardia – Innamoradu e Veni, vidi, Lulic al 71°, come dire battiamo le mani ai veri laziali. Immarcescibili, indistruttibili, irresistibili. Da una vita giocano nella prima squadra della Capitale, e da una vita danno tutto. Sopravvissuti a fughe di pseudo talenti e a cacciate di pippe al sugo inguardabili, loro hanno continuato a dare il fritto senza soluzione di continuità immedesimandosi partita dopo partita, anno dopo anno, con la maglia con l’Aquila sul petto. Due immagini ai posteri: il più romani dei rumeni che zittisce il Pupone a terra, il gol del 26 maggio che è entrato nella Storia del bosniaco di Prati. Sono il simbolo di questa Lazio che non molla un centimetro e darà tutto sino all’ultimo.


7+ all’Olandese volante – Sto giro è volato alto, come Salvini che ogni giorno si erge a salvatore della patria. L’incornata di testa con cui ha mandato in tilt il povero Viviano, è stato un segnale alla piazza sul suo impegno sino alla fine del campionato e prima che arrivino i dollari. Come nel film di Albertone.


7 a buttamola in Caciaras – Rieccolo er Raz Degan di Formello e dintorni. Nonostante quelle gambe da cavallerizzo che se ritrova, è riuscito a tamponare chiunque gli si presentasse davanti. Un francobollo che si appiccicava e non si staccava più. Posta celere insomma.


7 a Marussic? No dormo in piedi – C’era una volta il Sonnambulo, quello che come Gigi Marzullo dorme in piedi. Adesso s’è svejato come er Sor Marchese e non si ferma più. E vedrete che dopo il gol sfuggitogli nel derby e quello negatogli questa volta dal colpo di reni del numero uno doriano, riuscirà a buttarla dentro pure lui. Sicuramente in un sogno.


7 a Sylva Strakoshina – Una parata sola, ma fondamentale, perché ancora sullo 0-0. E’ stato quando Don Marino Barretto, cantante in voga nei 60 col brano “Arrivederci”, riciclatosi ora come calciatore, ha scagliato una bomba al 29esimo del primo tempo. Il portierone che stava a giocà a scopone coi fotografi ha fatto un balzo e gli ha detto no. Come Di Maio a Berlsuconi.


7 a Lukakao Meravigliao – Sciogli le trecce e i cavalli, Sciolgo le trecce e i cavalli, corrono, e le tue gambe eleganti,  ballano, balla per me balla balla, tutta la notte sei bella, non ti fermare ma balla, fino a che.


7 a Nani Moretti – S’annamo a divertì, Nanì, Nanì. Questa volta è veramente il caso di dirlo. Avanti Lazio, avanti laziali, non si molla un centimetro.

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