A 20 anni da Radiofreccia Ligabue torna al cinema con "Made in Italy"

Protagonisti della pellicola Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. La colonna sonora con i brani dell’omonimo album. E’ il terzo film del rocker emiliano

Ligabue sul set con Acccorsi e Smutniak

Ligabue sul set con Acccorsi e Smutniak

Francesco Troncarelli 23 gennaio 2018

Scrive canzoni, suona la chitarra e racconta storie cantando Ligabue. E riesce a raccontarle molto bene anche con una macchina da presa. A 20 anni dal fortunato debutto con “Radiofreccia”, al quale è seguito nel 2002 “Da Zero a Dieci”, il rocker di Correggio si rituffa anima e corpo nel cinema con “Made in Italy” in uscita nelle sale giovedì prossimo. Una pellicola dalle atmosfere malinconiche e provinciali, che è una tormentata dichiarazione d’amore per il nostro Paese attraverso la storia di un operaio di un salumificio.


Quello che lui stesso definisce una "brava persona" con una vita in cui tutto all’improvviso diventa precario: lavoro, futuro, affetti. Il protagonista della vicenda, Riko, che è un po’ il suo alter ego (il secondo nome dell’artista emiliano è Riccardo), però non molla e decide di prendere di petto il suo destino rimboccandosi le maniche e ripartendo da zero dopo aver toccato il fondo.


La frase simbolo del film che poi è un messaggio rivolto a tutti quelli che si trovano in difficoltà, è quella che l'amico Carnevale dice allo scombussolato Riko: "Cambia te, invece di aspettare i cambiamenti”.


"Questo è un film sentimentale, perché mi interessava raccontare soprattutto gli stati d'animo di un gruppo di persone per bene, persone che di solito non hanno alcuna voce in capitolo –ha spiegato il cantautore-. Ho un sacco di amici che dicono che spesso essere corretti in questo Paese non aiuta. L'Italia la vedo in una fase di incertezza importante. Ho cominciato a raccontarla dieci anni fa con 'Buonanotte all'Italia', poi ho fatto canzoni come 'Il sale della terra' e 'Il muro del suono', che avevano l'intenzione di raccontare il mio amore per lei. Stavolta, però, volevo descrivere questo sentimento con gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Riko vive una vita normale e ha un rapporto molto forte con le sue radici. Fa le vacanze a Roma, fa la luna di miele in Italia. Ecco, mi piaceva dare voce a questa categoria di persone non sempre rappresentata". Naturalmente il film è ispirato all’omonimo concept album composto da Liga due anni fa, di cui gran parte dei brani fanno parte della colonna sonora, anche se il primo seme della pellicola è in un pezzo precedente al disco “Made in Italy” che si chiamava 'Non ho che te', in cui si parla della condizione di un uomo di mezza età che perdendo il lavoro perde non solo lo stipendio ma la sua identità. Quello che succede a Riko.


Ci sono inoltre pezzi nuovi composti per l’occasione da Ligabue (tredici) e pezzi di forte impatto come “Heaven” dei Psychelic Furs, “Waterfront” dei Simple Minds e “The Whole of the Moon” dei Waterboys, che contribuiscono a sottolineare alcune sequenze particolari del film e nell’insieme sono parte integrante del racconto, come è normale che sia essendo il regista un musicista.


Protagonisti della storia sono Stefano Accorsi, che Ligabue ritrova dopo averlo diretto in 'Radiofreccia', che è un credibilissimo Riko tormentato dai pensieri e dalle prove della vita e Kasia Smutniak, molto brava a calarsi nei panni della moglie Sara, con una recitazione intensa e passionale da attrice di razza. Tanto tempo per vedere nuovamente un film di Ligabue.


Ma il motivo che lo ha fatto aspettare tanto prima di tornare a girare un film c’è, un fatto privato che l’artista non ha avuto difficoltà a confessare: "Durante le riprese di 'Da zero a dieci' abbiamo saputo della malattia di mio padre e nel corso della post-¬produzione, ci ha lasciato. Credo di avere sempre, non so quanto consciamente, associato le due esperienze e questo è diventato sicuramente il motivo principale per cui mi sono tenuto a lungo lontano dal fare film".


Tra i momenti più insoliti e per certi versi curiosi di 'Made in Italy', il mini show nei titoli di testa di Stefano Accorsi che si esibisce in un inedito balletto, davanti ad una mortadella di 8 metri. Un balletto che è in realtà è tutta una citazione dei passi più celebri della storia del ballo nel cinema secondo gli insegnamenti impartiti dal coreografo Luca Tomassini all’attore.


Girato nel centro storico di Reggio Emilia, nelle campagne di Correggio e Novellara e con scene tra Roma e Francoforte, “Made in Italy” è un film ben fatto, scritto e recitato bene, che racconta i sogni, le contraddizioni e la rivincita della provincia che non si vuole arrendere alle difficoltà del mondo attuale, situazioni e ambienti che Liga conosce nel profondo e a cui con il suo estro dà un volto e una storia. Un film che racconta con grande sincerità e leggerezza l’Italia contemporanea.


 


 

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