De Andrè, principe libero che cantava gli ultimi

Il biopic sul cantautore sbanca l'auditel. Una grande interpretazione di Marinelli. La storia della Canzone di Marinella, il brano della svolta della carriera di Faber

Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè

Francesco Troncarelli 14 febbraio 2018

Il "Principe libero", la fiction ispirata alla vita di Fabrizio De André andata in onda su Rai1 ha conquistato oltre 6 milioni e 100 mila spettatori, pari al 24,3 % di share aggiudicandosi così la prima serata televisiva. Un grande successo di ascolti da parte della platea generalista supportato anche dal popolo del web che sui social ha commentato positivamente la prima parte (stasera la seconda), del film dedicato al grande cantautore genovese e la prova fornita da Luca Marinelli.


Un'interpretazione intensa e molto credibile quella dell’attore romano che il pubblico ha apprezzato in "Lo chiamavano Jeeg Robot" (pellicola con cui ha vinto il David di Donatello), da qualche purista e cultore di De Andrè criticata peraltro per la cadenza romana (in verità molto leggera) dell’attore, ma che ha soddisfatto pienamente Dori Ghezzi, compagna del cantautore che ha affermato al riguardo: «È come se Fabrizio fosse da sempre dentro di lui. Non ha avuto bisogno di 'farsi' una maschera, di adottare artifici, non ha dovuto essere diverso».


Bravi anche gli altri protagonisti, a cominciare da Elena Randovic e Valentina Bellè che sono i grandi amori del cantautore, ovvero la moglie Enrica Rignon detta Puny e Dori Ghezzi la donna che con lui ha condiviso anche i 4 mesi di prigionia durante il sequestro del 79 in Sardegna per continuare con gli amici, Matteo Martari che è Tenco è un superlativo Gianluca Gobbi che ha riproposto al meglio Paolo Villaggio.  


Luca Marinelli e Gianluca Gobbi


Il biopic realizzato da Luca Facchini è in ogni caso ben fatto e si avvale di una scrittura che rappresenta correttamente le inquietudini giovanili dell’artista, le sue idee, la sua voglia di essere libero, di essere anarchico ossia “darsi delle regole prima che te le diano gli altri” raccontando così il cammino appassionato e irrequieto verso l'affermazione di Faber, come lo aveva ribattezzato l’amico d’infanzia e compagno di tante avventure Paolo Villaggio per la sua passione per i pastelli e le matite della nota marca.


Un percorso che il cantautore intraprese con l’attenzione rivolta al sociale da spalla degli ultimi, fossero ribelli, emarginati o prostitute, ma anche il percorso intimo di un uomo alla continua ricerca del suo equilibrio, sempre in bilico tra forza e fragilità.
Fra le tante vicende raccontate nella fiction, in gran parte riferite alla vita stessa del cantautore più che alla sua produzione in un’ottica tipicamente narrativa e meno musicale, ce n’è una che merita di essere sottolineata perché decisiva per la sua carriera e si riferisce al lancio da parte di Mina a “Canzonissima”, di quella che viene considerata fra le sue gemme più splendenti del suo repertorio, “La canzone di Marinella”.


Il brano nasce da un fatto di cronaca, De Andrè l’aveva letto e ne era rimasto molto colpito, tanto che scrisse questa storia che riguardava una ragazza di 16 anni rimasta orfana e cacciata dagli zii che era stata costretta a fare la prostituta lungo le sponde del Tanaro e che un giorno ebbe la sventura di incontrare un delinquente che la derubò e la uccise gettandola nel fiume.


Non potendo fare niente per restituirle la vita, Faber con la sua poesia e tutto il suo amore cercò di addolcirle la morte. Così è nata la “Canzone di Marinella”, che se vogliamo ha anch'essa delle motivazioni sociali, al di là del fastidio intimo che un fatto così tragico aveva provocato in lui.


De Andrè la incide nel 64, un anno importante per lui perché in questo anno pubblicherà due delle sue canzoni più famose, “La guerra di Piero” e appunto Marinella. Gli arrangiamenti sono di Giampiero Reverberi che per la sfortunata ragazza riuscì a tessere un vestito musicale scarno ma al tempo stesso solenne e dall’inciso lento e a tempo di bolero.


Il testo è di una bellezza disarmante nella sua semplicità e il linguaggio ha toni da fiaba romantica e coinvolgente. La canzone è perfetta per il successo, ma questo arriverà solo quando sarà Mina a interpretarla in televisione un paio d’anni dopo col suo carisma e la sua bravura, rendendo popolare al grande pubblico la musica di De Andrè e regalandogli la giusta visibilità. Sarà 'la' svolta economica e artistica nella vita del cantautore che renderà finalmente il merito alla sua produzione artistica di altissimo livello e che gli permetterà di essere conosciuto da tutti.


 


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