Povera Lara Saint Paul, nemmeno i soldi per i funerali

La scomparsa dell'artista ha suscitato una grande emozione. Una sincera testimonianza d'affetto ma anche uno schiaffo a chi l'aveva messa da parte nel mondo dello spettacolo. I familiari ora non ha i mezzi per il funerale

Louis Armstrong e Lara Saint Paul a Sanremo

Louis Armstrong e Lara Saint Paul a Sanremo

Francesco Troncarelli 9 maggio 2018

Un’ondata emotiva eccezionale ha travolto il web alla notizia della morte di Lara Saint Paul. Tutti hanno commentato dispiaciuti sui social la sua scomparsa, alternando semplici e classici “Rip” a più motivati e sentiti ricordi legati alla sua persona, alle sue canzoni, alle sue partecipazioni a celebri varietà televisivi.


L’articolo stesso con cui annunciavamo la sua drammatica fine, malata e messa da parte da tempo da chi tira le fila nel mondo dello spettacolo, è stato il più letto del nostro quotidiano ed ha avuto migliaia di condivisioni. Si dirà che succede sempre così quando un personaggio pubblico ci lascia perché la sua scomparsa viene intesa al pari di quella di uno di famiglia, di una persona cara che ci ha accompagnato nel corso della vita regalandoci momenti felici ed emozioni.     


Vero, verissimo, e quanto avvenuto per l’indimenticabile Paolo Ferrari ne è la conferma. Ma questa volta il caso è diverso, perché si riferisce ad un’artista di cui si erano perse le tracce, fuori dai resoconti su divi, aspiranti tali e morti di fama in cerca di gloria che ci assillano quotidianamente, lontana dal gossip e soprattutto dal lavoro, causa fra le primarie della sua decadenza anche fisica e psicologica.


L’Italia del resto è quel paese che ha la memoria corta e che non premia il merito al contrario di altre nazioni come l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia, dove chi ha i capelli bianchi viene comunque rispettato e omaggiato facendolo lavorare ancora, leggi cantare e recitare,  facendogli fare cioè quello che ha sempre fatto e bene da una vita. E non bisogna necessariamente chiamarsi Aznavour  per tenere concerti o incidere dischi, funziona e si fa, con tutti quelli che hanno avuto qualcosa da dire e hanno rappresentato  un genere conquistandosi giorno dopo giorno, con la santa gavetta, un posto al sole, dimostrando cioè di essere artisti nel vero senso della parola.


E Lara Saint Paul un posto al sole l’aveva conquistato con la sua bravura, con la sua voce strepitosa e con la sua grinta, arrivando a lavorare con colleghi del calibro di Frank Sinatra, Ray Charles, Stevie Wonder ed artisti come Bill Conti e Quincy Jones, diventando col passare del tempo più acclamata all’estero che in patria. Però per lei le porte si chiusero, senza possibilità di appello, come è successo a Isabella Biagini morta anche lei in povertà e in un hospice nonostante fosse stata una protagonista della tv italiana e come succede con tanti altri che purtroppo la cronaca ci indicherà prossimamente.


Certo la musica cambia, i protagonisti pure e le mode si accavallano e si sostituiscono continuamente proponendoci nuovi miti e nuovi tipi che probabilmente “balleranno una sola estate”  e quindi appare facile rispondere che per i vecchi non c’è posto, ma in realtà non è così, perché con la prolificazione dei canali  sono aumentate a dismisura le opportunità e le occasioni  per rivedere tizio e riascoltare Caio prima che sia troppo tardi consentendogli così di essere sempre nel giro e di continuare a lavorare .


Lara Saint Paul aveva 73 anni, uno in più di Liza Minelli che in America è sempre al top e uno in meno di Francoise Hardy che in Francia è sempre al centro dell’attenzione, ma da tempo non aveva più modo, al di là della malattia che la stava consumando, di dimostrare il suo valore, finendo così per una serie di vicissitudini terribili accadute dopo la scomparsa del marito manager Pier Quinto Cariaggi, in miseria.


La figlia Manuela distrutta dal dolore, ha fatto sapere che non hanno i mezzi per sostenere le spese del funerale.  E’ questa è un’ulteriore brutta notizia che intristisce ancora di più la sua vicenda umana e artistica.


Le migliaia di visualizzazioni del nostro articolo allora sono non solo una testimonianza d’affetto nei suoi confronti, ma anche uno schiaffo a chi l’aveva emarginata e messa all’angolo impedendole di vivere. L’ultimo applauso.

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