Frank Sinatra, 20 anni fa la scomparsa di The Voice, la leggenda della musica

E' stata una delle star dello spettacolo più famose del XX Secolo. Una vita sotto i riflettori tra successi, amori e brani indimenticabili. La sua biografia è ancora sospesa fra mito e realtà

Frank Sinatra

Frank Sinatra

Francesco Troncarelli 14 maggio 2018

Quando le agenzie batterono la notizia, l’America si fermò. Le trasmissioni di tutte le emittenti televisive vennero interrotte e furono mandate in onda delle edizioni straordinarie dei propri Tg per annunciare che “Frank Sinatra is dead”, il vecchio caro Frank, uno di quei cantanti che nascono una sola volta nella vita come aveva detto il suo amico-rivale Bing Crosby, se n’era andato lasciando il suo pubblico per sempre.


Era il 14 maggio del 1998 ed a 20 anni esatti dalla morte, è sospesa ancora tra mito e realtà la biografia di Frank Sinatra, per molti semplicemente "The Voice", la voce del Novecento, un artista conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e che ha accompagnato con i suoi brani intramontabili la vita di generazioni su generazioni.


Per più di 60 anni in cima alle classifiche e con 21 Grammy awards vinti, Sinatra è stato il più longevo degli artisti americani. Ha venduto 600 milioni di dischi e inciso oltre 2000 brani. Ha resistito alle mode e al cambiamento dei tempi col suo stile inimitabile e col suo swing coinvolgente, diventando col passare degli anni il crooner per antonomasia e una vera e propria icona internazionale della musica.


Nato povero a Hoboken, nel New Jersey, da padre siciliano e madre ligure, appassionato di Bing Crosby, agli studi preferì la musica perciò si trasferì a New York. Fu Tommy Dorsey che gli aprì le porte verso il successo, prendendolo nella sua celebre orchestra. E fu subito boom.


Il giovane Frank sconvolse le regole del divismo fino a quel momento molto ingessate (anni 40) e divenne il primo mito (dopo di lui vennero Presley e i Beatles) dei teenagers che correvano ai suoi concerti per osannarlo. Scene successivamente viste e riviste ma che per la prima volta si verificarono con lui. Quel giovanotto allampanato che passava da un recital all’altro fra l’entusiasmo dei fan, conquistò rapidamente anche il pubblico cinematografico. Sono stati una cinquantina i film che lo hanno visto protagonista tra cui il famoso “Da qui all’eternità” di Zinnerman che gli valse l’Oscar nel ‘53 e “L’uomo dal braccio d’oro” di Preminger con cui sfiorò la statuetta. Eclettico e capace di attraversare tutti i generi dello spettacolo è fra i pochissimi che sulla “Walk of fame” di Hollywood ha tre stelle: una per la musica, una per il cinema e un’altra per la televisione per la quale ha condotto show memorabili


Famoso per le sue avventure sentimentali, “Ol blue eyes” come veniva chiamato dai fan,  si sposò quattro volte, la prima nel 1939 con Nancy Barbato, da cui ebbe tre figli. Poi ebbe una storia molto intensa con Ava Gardner, sposata nel 1951 pochi giorni dopo il divorzio dalla compagna precedente. Ma non durò molto, tra botte, litigi e tradimenti reciproci per la “gioia” delle cronache rosa dell'epoca che si occupavano di loro in continuazione. Poi è stato due anni (1966-68) con Mia Farrow, in seguito compagna di Woody Allen e infine Barbara Blakely, sposata nel 1976 e sua moglie fino alla sua scomparsa.


Durante tutta la sua vita, la stampa non smise mai attribuirgli numerosi flirt, da Lana Turner a Marilyn Monroe, da Kim Novak ad Anita Ekberg per citare solo alcuni dei nomi più famose delle sue conquiste. E sempre la stampa lo accusò di avere legami con la mafia, in particolare con un gangster proprietario di un casinò a Las Vegas, ma nessuna indagine provò mai la sua colpevolezza.  


I veri accertati amici invece furono quelli che aveva nel mondo dello spettacolo, con cui condivideva la social life e il lavoro, in particolare i suoi fedelissimi erano Dean Martin, Sammy Davis Jr., Peter Lawford e Joey Bishop, il cosidetto “Rat Pack” (la banda dei topi), che iniziò a diventare molto popolare esibendosi spesso a Las Vegas, dove diventò una delle attrazioni che resero la città tra i principali poli statunitensi dell'intrattenimento, svolgendo anche un ruolo pubblico di rilievo.


Sostenne infatti la candidatura di John F. Kennedy, cognato di Peter Lawford, alla presidenza degli Stati Uniti e giocò un ruolo importante nella lotta alla segregazione razziale negli alberghi e casinò del Nevada, evitando di frequentare quelli che si rifiutavano di servire Sammy Davis Jr. in quanto nero. Vista la popolarità del gruppo, molti locali adottarono un atteggiamento più tollerante, pur di poter vantare la presenza di ospiti così celebri. Il Rat Pack interpretò anche diversi film, tra cui “Colpo grosso" 81960) di cui c’è stato il remake con George Clooney e Brad Pit “Ocean’s Eleven” (2001), “Pepe” (1960), “TRe contro tutti” (1962), “I 4 di Chicago” (1964), quest'ultimo senza Lawford e Bishop, ma con Bing Crosby ad affiancare Sinatra, Martin e Davis Jr..


Carismatico e sempre al centro dell’attenzione, Sinatra era soprattutto un artista di razza capace di ammaliare il pubblico con la sua voce calda e potente e ricca di swing capace di creare quel appeal pop trasversale che nessuno poi è riuscito ad eguagliare. Il song book di “The Voice” è pieno di brani entrati nella storia della musica come “I’ve Got Under Me Skin” e “Night and Day”di Cole Porter, “The Shadow of Your Smile” di Webster, “Fly Me To The Moon” di Howard, “Come Fly With Me” di Cahn e Heusen, “That’s Life” di Gordon e Kay, “The Girl of Ipanema” di Vinicius de Moraes e Carlos Jobim, “The Lady is the Tramp” di Rogers e Hard e “New York New York” di Kander ed Ebb per citarne solo alcuni dei più noti del suo repertorio arrangiati dai fidati Nelson Rieddle, Count Basie, Don Costa e Quincy Jones e come i suoi cavalli di battaglia “Strangers in the night” e “My Way”.


Dopo l’ultima trionfale tournèe in Giappone, il concerto per i Mondiali di calcio in America e la consegna del Grammy alla carriera, valletto d’eccezione Bono Vox degli U2, Frank Sinatra uscì  dalle scene e si ritirò a Malibù in una villa sulla spiaggia con vista sull'oceano nel’96, crepuscolo dorato di una vita vissuta sotto i riflettori tra successi e gossip, amori e battute d’arresto. Tra la fine dell’anno e i primi mesi del 1997 venne colpito da tre infarti e poi da un ictus. Gravemente debilitato da un anno e mezzo di agonia, Sinatra muore nella serata del 14 maggio 1998 assistito dai familiari nella camera del Cedras Sinai Medical Center di Los Angels, la clinica dei vip dello spettacolo dove era ricoverato. Aveva chiesto, a modo suo, che venisse staccata la spina della macchina che lo teneva in vita, sorridendo per l'ultima volta alla moglie Barbara. Ma non ce ne fu bisogno, perché l’ultimo infarto, il quarto, gli fu fatale. Aveva 83 anni.


Il funerale fu trasmesso da quasi 100 canali televisivi in tutto il mondo, preceduti da speciali che ripercorsero le incredibili vicende di “The Voice”. La sua morte segnò la fine di un’era che lo aveva portato ad essere una delle più grandi star del Ventesimo secolo. Nella notte tra il 14 e il 15 maggio tutte le luci di Las Vegas si spensero in suo omaggio, per la prima e unica volta, mentre a New York, l'Empire State Building si illuminò di blu in onore dei suoi mitici occhi.


Fu sepolto a fianco dei suoi genitori nel piccolo cimitero di Cathedral City a Palm Springs, sotto una semplice lapide rettangolare di pietra, sulla quale venne inciso "The best is yet to come" (Il meglio deve ancora venire), titolo emblematico di uno dei suoi più grandi successi e del motto a cui si era sempre ispirato sin da ragazzo.


 


commenti