Lazio, grazie lo stesso. Le Pagelliadi

La sfida Champions dell'Olimpico va all'Inter. La Lazio due volte in vantaggio ha perso tutto negli ultimi dieci minuti. Milinkovic il migliore ma anche il più sfortunato per il palo preso. Lulic espulso, Nani inutile

Il gol di Andreson che aveva illuso tutti

Il gol di Andreson che aveva illuso tutti

Francesco Troncarelli 21 maggio 2018

6 e mezzo a chiedimi se sono Felipe – Nonostante una grande partita contro l’Inter, la Lazio non è riuscita a concludere nel modo migliore una stagione strepitosa iniziata con la conquista della Supercoppa e terminata dopo 55 partite (troppe, erano cotti..) con una sconfitta ingiusta che le ha impedito di centrare la Champions. Inutile recriminare sui punti rubati con la Var e compagni di merende, è andata così, e il grazie ai ragazzi ci sta tutto, ma per crescere veramente si deve fare tesoro di questa delusione (come quella di Salisburgo) e quindi investire sulle certezze e no sui parametri zero, allora sì che la musica potrà cambiare. Copertina al bandolero stanco che con quel gol fortemente cercato dopo tante sgroppate fini a se stesse e dribbling a vuoto, aveva illuso tutti. Ma era solo un sogno…


6 e mezzo  al Sergente – Di tutti i presenti è stato quello che ha dato il fritto sempre, cioè non ha avuto momenti di sbandamento o di ordinaria follia come molti altri. Il palo gli ha negato il gol e pure il montesaniano Handandovici con un intervento da paura. Su lui dobbiamo ripartire perché l’Esorciccio è una garanzia. Come Amadeus, che ha trasformato  i Soliti ignoti in un signor game show  e li ha fatti diventare l’ammazza Striscia la notizia.


6+ a Marussic? No, dormo in piedi -  Sembrava spiritato, avete presente Pupo quando gli  hanno fatto fumare l’erba prima che andasse a trovare Rocco Siffredi (Le Iene)? Scendeva sulla fascia che era ‘na bellezza. Ed è durato a lungo, come Rocco, poi anche a lui gli si è spenta la lampadina. Ed è finito come Pupo, in bambola.


6+ a Innamoradu – L’unico che ha retto la difesa. Tutto il resto sono chiacchiere e lacrime di coccodrillo. Punto.


6 a Lucas 2 (quello che ride) – Per la prima volta (ma è stata decisiva), ha giocato come il suo omonimo e perdente predecessore: a sprazzi.  Come un Ficarra senza Picone qualsiasi.


5 e mezzo a veni, vidi, Lulic al 71° - La sua performance è la fotografia della partita della Lazio. Grandi giocate, grandi recuperi, lancio al bacio per Il Cabezon  che non a caso segna e poi il secondo fallo inutile che lascia la squadra in dieci. Il harakiri della serata sta tutto qui. Lo stesso di Berlusconi che s’è fidato di Salvini o di Renzi che s’è fidato di se stesso. Due toppate clamorose preludio del botto di entrambi.


5 e mezzo a Sergio Ramos (gli piacerebbe) – Per uno che viene dalla serie D brasiliana troppo ha fatto. E dicono pure che abbia margini di miglioramento. Come la sorella di Belen che per ora ha solo il lato B in pole position.


5 e mezzo a basta Bastos e Lukaku Meravigliao – in due non ne hanno fatto uno buono. Come Pablo e Pedro.


5+ a C’ pienz tu Cirù? (cit. Gomorra) – Le polveri erano bagnate dopo l’infortunio, ma 29 gol in campionato so’ sempre tanti, manco illustri nomi che lo hanno preceduto al centro dell’attacco ci sono arrivati. Applausi a prescindere. Come a Fiorello, che è veramente il numero uno.


5 a Tiberio Murgia (Ferribotte de I soliti ignoti) – Tanto fumo e poco arrosto. Né più né meno del nuovo programma di Michelle Hunziker con la figlia che non ha visto nessuno.


5- a Sylva Strakoshina – Un par de cappellate pure lui le ha combinate. Tipo quel  leghista che ha parlato di banche è ha fatto crollare lo spread.  Il guaio che dietro di lui non c’è nessuno. Marchetti è in ritiro spirituale e se ne andrà, Vargic lasciam perder come direbbe Cristian De Sica: ecco, idea Buffon. Gigi, se t’accontenti de vitto e alloggio e giovedì pomeriggio libero se po’ fa, che dici?  


5- all’Olandese volante -  Quell’intervento esagerato e da killer che ha consegnato su un piatto d’argento a Rocchi l’opportunità di fischiare il rigore, grida vendetta. Ma anche un più pittoresco richiamo ai defunti con o senza cariola, fate vobis.


3 a Nani Moretti – Come una domanda di Gigi Marzullo. Incomprensibile. Sipario.


Appunti di gioco


di Roberto Taglieri


Domenica, 19 maggio 2018 


Nell’ultima di Campionato una Lazio sciagurata è sconfitta per 2-3 dall’Inter, dopo essere stata in vantaggio sino a poco più meno di un quarto d’ora dalla fine. All’Olimpico dopo la rete di Marusic ed il pari di D’Ambrosio, Anderson illude i suoi che sono raggiunti su rigore da Icardi e superati nel finale da Vecino che firma l’amaro epilogo della stagione biancazzurra. Stasera infatti balla l’accesso in Champions ma anche un bottino di almeno 25 milioni di euro per chi si qualifica. Due risultati su tre premierebbero la squadra laziale, che però arriva quasi esanime a questa ultima sfida. Dopo il passo falso di domenica passata, viste le condizioni fisiche e psicologiche dei biancazzurri serve quasi un miracolo sportivo, ma la gente laziale ci crede. Il recupero di Immobile lascia speranze di solidità, ma sarà come giocare un preliminare di Champions League. Almeno in 60.000 sono venuti a sostenere gli uomini di Inzaghi, che per la gara più importante della stagione può contare anche sull’apporto di De Vrij; Parolo è sostituito da Murgia, davanti c’è Ciro Immobile. Spalletti recupera Miranda e Gagliardini, a centrocampo però c’è Brozovic e Vecino con Rafinha e Perisic dietro ad Icardi. La prima grandissima opportunità ce l’ha sui piedi Luis Felipe, che all’8’da due passi non riesce a mettere dentro una palla facilissima servitagli da Immobile. Ritmo indiavolato e Lazio che poco dopo va in vantaggio: il tiro di Marusic finisce nell’angolino lontano, con Handanovic che nulla può sulla deviazione decisiva col viso di Perisic. Un grave errore di Radu innesca Icardi al 22’ ma il suo diagonale esce abbondantemente a lato, ma su punizione dal limite Milinkovic colpisce l’incrocio dei pali a portiere battuto e l’Inter si salva dal doppio svantaggio. Invece al 29’ su mischia in area piccola arriva il pari di D’Ambrosio, che travolge Strakosha e gli fa pure fallo sulla conclusione, ma Rocchi convalida ugualmente. Al 40’ però i biancazzurri tornano su: Felipe è innescato da Lulic in un contropiede davvero devastante, il brasiliano appena giunto in area fa partire un destro rasoterra millimetrico che finisce alle spalle di Handanovic. Sul doppio vantaggio Milinkovic è ancora jellato, perchè si fa parare una bomba prima della fine del primo tempo.  Nella ripresa inizia ancora forte la squadra di Inzaghi, che però deve tenere botta sulla pressione avversaria e sui suoi possibili contropiede;  Strakosha al 55’ para a terra un colpo di testa di Perisic, poi fa altrettanto al 59’. Spalletti intanto toglie Candreva per Eder, mentre Anderson colpisce l’esterno della rete. C’è ancora un cambio nerazzurro, con Karamoh che rileva Rafinha per un attacco a tre punte. Al 71’ l’Inter reclama un rigore che Rocchi dopo il controllo Var non concede, poco dopo vanno a fare la doccia Immobile e Radu per Lukaku e Bastos. Proprio questo è il momento del black out, come avvenne a Salisburgo, in cui si polverizza la Lazio. Dopo un rinvio maldestro di Strakosha, un fallo incosciente di De Vrij su Icardi in area è sanzionato da Rocchi col rigore: lo stesso Icardi trasforma il 2-2. Ma un attimo dopo per doppia ammonizione Lulic è espulso e adesso l’Inter sente la Champions in tasca; Strakosha salva su Karamoh ma sul calcio d’angolo seguente Vecino ribalta completamente la partita siglando di testa la rete del successo. Nel finale non succede più nulla e l’Inter così sul filo di lana vince e scippa la Champions alla Lazio. I biancazzurri non possono recriminare: questa squadra non riesce ad affrontare con successo i momenti decisivi o quelli negativi: lo ha dimostrato contro Atalanta e Crotone, non riuscendo a sfruttare due match-ball e lo ha ribadito anche stasera, affrontando in modo maldestro un avversario alla sua portata. Una disfatta figlia di una grave crisi fisica e mentale cominciata nelle ultime giornate, quando occorreva avere ancora un briciolo di energia per riuscire a superare l’ostacolo. Invece in Champions ci vanno i nerazzurri, mentre gli uomini di Inzaghi si giocheranno ancora l’ Europa League. Visti i risultati forse è questa è la dimensione più adatta alle forze laziali, ma un epilogo del genere non lo meritavano i tifosi, sempre vicino ai propri beniamini, ma forse non lo meritava nemmeno questa squadra, per trequarti di Campionato tra le migliori per gioco, vitalità e forza, arrivata però esausta al fotofinish. Il popolo laziale ora chiede una squadra all’altezza ma anche dei sostituti adeguati: Lotito e Tare, come del resto è sempre avvenuto, hanno il dovere di migliorare questa formazione che il prossimo anno deve avere l’obiettivo minimo della quarta posizione.  


 LAZIO  INTER    2–3    9’ Marusic  29’ D’Ambrosio  40’ Anderson  77’ Icardi(rig)  81’ Vecino


LAZIO: Strakosha, Luis Felipe, De Vrij (84’ Nani), Radu (76’ Bastos), Marusic, Leiva, Murgia, Milinkovic, Lulic, Anderson,  Immobile (75’ Lukaku).  All: Inzaghi


INTER:  Handanovic, Cancelo, Miranda, Skriniar, D’Ambrosio (78’ Ranocchia), Vcino, Brozovic, Candreva (60’ Eder), Rafinha (67’ Karamoh), Perisic, Icardi. All: Spalletti


Arbitro Rocchi